Tuesday, June 2, 2015

Piazza Tiananmen e la memoria proibita: studenti Cinesi scrivono una lettera aperta

Ed anche quest'anno siamo arrivati all'anniversario di quel fatidico 4 giugno dell'89, il giorno in cui il governo Cinese perse la pazienza e mando l'esercito a sgombrare i manifestanti che riempivano le strade di Pechino, facendo alcune migliaia di morti.

Ogni anno, intorno a questa data, l'imponente apparato di censura e di "sicurezza interna" del governo Cinese va' in ebollizione. Nell'enorme piazza Tiananmen la quantita' di soldati e di agenti in borghese mischiati ai turisti provenienti da ogni angolo della Cina e' ancora piu' grande del solito, ed i controlli di sicurezza sui visitatori che entrano nella piazza ancora piu' minuziosi.

In tutti i punti nevralgici di Pechino, ed anche di altre citta' Cinesi, le misure di prevenzione contro gli assembramenti e le proteste sono particolarmente severe, nel caso che qualcuno tenti di commemorare l'accaduto. Nei siti internet e nei social network Cinesi, la censura di ogni termine di ricerca che potrebbe anche solo minimamente riportare a quell'evento innominabile e' ancora piu' capillare che nel resto dell'anno.

Uno spaccato di Piazza Tiananmen

Se c'e' un singolo evento storico che rimane ancora completamente tabu' nella Cina di oggi, sono proprio i fatti dell'89. Ancora oggi e' impossibile parlarne pubblicamente, e chi tenta di farlo rischia grosso. I libri di storia non ne' parlano, ed ogni menzione di quei fatti viene rimossa accuratamente dai libri e dai siti internet.

Questa censura e' stata cosi' cappilare, cosi' profonda, da aver funzionato benissimo: le giovani generazioni Cinesi sanno poco o nulla di quello che successe in quell'anno nel loro paese. Anche se molti ne hanno sentito vagamente parlare, solo pochissimi ne' hanno visto le immagini o sanno precisamente che cosa sia successo.  La famosa foto dell'uomo immobile d'avanti ad un carro armato, diventata un simbolo in tutto il mondo, in Cina rimane pressoche' sconosciuta.

Quelle poche volte che quegli eventi vengono menzionati dagli organi di informazione, sempre in modo eufemistico e vago, e' solo per propagandare la versione del governo: il partito ha fatto bene a sedare i disordini, perche' cosi' facendo ha potuto assicurare alla Cina decenni di stabilita' e di prosperita', senza dover perdere tempo con la democrazia Occidentale inadatta ai Cinesi.

Le fasce della popolazione Cinese che avrebbero i mezzi per aggirare la censura e conoscere la verita' storica, cioe' i giovani delle classi medio-alte, si dimostrano restie ad interessarsi di questi temi. Il cambiamento di mentalita' rispetto agli studenti dell'89 e' totale: innebriati dal nazionalismo e dalla crescita' economica, pochissimi giovani Cinesi di adesso si dimostrano propensi a riformare il sistema politico, o a dubitare della versione della storia altamente politicizzata inculcatagli dal sistema scolastico.

Quest'anno pero', alcuni giovani Cinesi che studiano all'estero hanno deciso di rompere il tabu'. 11 studenti Cinesi iscritti a varie universita' Americane, Britanniche ed Australiane hanno firmato una lettera aperta indirizzata soprattutto ai giovani connazionali rimasti in madrepatria, e l'hanno pubblicata online il 20 maggio. Nella lettera, i giovani asseriscono di essere venuti a conoscenza di cio' che e' successo veramente nell'89 soltanto dopo essersi trasferiti all'estero, e chiedono che il governo Cinese affronti finalmente l'argomento in modo aperto e trasparente.

Pur non usando un linguaggio eccessivamente sovversivo, il contenuto della lettera rimane comunque esplosivo nel contesto della Cina attuale. L'ultimo paragrafo recita: "abbiamo un sogno nel cuore, che nel futuro prossimo, tutti possano vivere in un mondo libero dalla paura, sulla base di una versione della storia accurata e dell' implementazione della giustizia. Come studenti Cinesi all'estero, questo e' il nostro sogno Cinese". L'ultima frase riporta allo slogan sul "sogno Cinese" popolarizzato dall'attuale presidente Xi Jinping.

Un quotidiano Cinese aggressivamente nazionalista, conosciuto in Inglese come "the Global Times", ha subito pubblicato un surreale editoriale di condanna della lettera. Nell'editoriale, si afferma che gli undici studenti in questione avrebbero subito il lavaggio del cervello vivendo all'estero. Il loro sarebbe solo un bieco tentativo di "rivangare la storia" per "dividere la societa' Cinese", manovrato dalle solite "forze straniere ostili". Inoltre si afferma che la suddetta societa' Cinese avrebbe gia' "raggiunto un consenso collettivo" riguardo al fatto che sia preferibile non parlare di cio' che successe all'epoca.

L'editoriale ha avuto l'effetto opposto a quello desiderato, attirando l'attenzione dei Cinesi sulla lettera aperta degli studenti, che nella giornata successiva ha collezionato centinaia di firme da parte di giovani residenti in Cina. Nonostante il fatto che la lettera, pubblicata su google docs, non sia accessibile dalla Cina, molti giovani Cinesi sanno benissimo come aggirare la censura governativa ed accedere a siti proibiti, come gia' spiegato su questo blog.

Dopo qualche giorno il governo Cinese, resosi conto di aver solo peggiorato le cose, ha ordinato al Global Times di togliere l'editoriale dal proprio sito, ed a tutti gli altri siti internet di cancellarlo. Mentre la versione Cinese e' ormai introvabile, rimane visibile la versione in Inglese.

Resta il fatto che gli undici giovani autori di questa lettera aperta sono sicuramente dei ragazzi coraggiosi, che con ogni probabilita' non potranno tornare a visitare la patria per un bel pezzo. Se lo facessero adesso, potrebbero benissimo essere importunati dalle autorita' e persino finire in galera. Uno di loro, uno studente di chimica negli USA, ha gia' rilasciato un'intervista, in cui afferma di essere preoccupato riguardo a cosa potrebbe succedere se tornasse in Cina, ma che "non puoi permettere alla paura di decidere per te".

Una divertente immagine dalla puntata dei Simpsons in cui la famiglia di Springfield si reca in Cina. La targa recita: "Piazza Tiananmen: in questo luogo, nel 1989, non accadde nulla". Peccato pero' che Tian si scriva con la A.

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