Monday, June 29, 2015

È davvero così utile studiare il Cinese?


L'ultimo decennio ha visto un vero e proprio boom di interesse per lo studio del Cinese in tutto il mondo. La crescita' economica della Cina ha suscitato in molti l'idea che studiare il Cinese sia un modo per portarsi un passo avanti agli altri, per assicurarsi un lavoro e per aproffitare dell'ascesa della "nuova superpotenza".

Nelle universita' da Washington a Bangkok le facolta' di Cinese hanno visto crescite esponenziali nel numero degli iscritti. Il governo Cinese, aprendo Istituti Confucio in tutto il mondo, ha tentato di incoraggiare questo trend, ben conscio dei vantaggi economici e di influenza che qualunque paese puo' ricevere dall'espansione della sua lingua.

L'Italia non e' stata certo risparmiata da questa ondata di entusiasmo per lo studio del Cinese. Negli ultimi anni, il numero degli studenti di Cinese ha continuato ad aumentare. Almeno se vogliamo credere ad un reportage del 2013 del Sole 24ore, secondo cui le maggiori universita' Italiane avevano visto raddoppiare o triplicare il numero degli studenti iscritti alle facolta' di Cinese negli anni precedenti. Secondo il reportage, anche la crisi economica spingerebbe molti ragazzi Italiani a buttarsi sul Cinese, pensando che aiuti a trovare lavoro.

A quanto pare, pero', ultimamente l'entusiasmo per lo studio del Cinese ha incominciato ad affievolirsi in un paese chiave, gli Stati Uniti. Secondo questo articolo della Reuters, il numero di studenti che studiano Cinese nelle universita' Americane e' aumentato del 50% tra il 2000 ed il 2006, del 16% tra il 2006 ed il 2009, e di un misero 2% tra 2009 ed il 2013. Trend simili sono stati registrati anche in altri paesi. L'idea che studiare il Cinese apra chissa' quali porte e permetta di trovare chissa' quali posti di lavoro stupendi inizia decisamente a perdere credito, adesso che sempre piu' laureati in Cinese si scontrano con la dura realta'.

Sembra che in Italia non si sia ancora arrivati a questa realizzazione, ma credo che purtroppo anche qui ci si arrivera' ben presto. La verita' e' che lo studio del Cinese, se non e' accompagnato da altri studi e conoscenze, non comporta assolutamente i grandi vantaggi pratici e lavorativi che molti sembrano credere. E lo dico da persona che parla e scrive un Cinese abbastanza decente (ma ben lungi dall'essere perfetto), dopo averlo studiato per un anno in un universita' Pechinese, ed aver vissuto in Cina per diversi anni.

Una lingua difficile

Innanzitutto, bisogna considerare la natura della lingua stessa. Per un Europeo, ma diciamo pure per chiunque non venga da un paese dell'Estremo Oriente, imparare il Cinese e' un impresa davvero ardua. Il costo, in termini sia di tempo che di risorse, e' enorme. Apparte alcuni casi eccezionali, per la maggior parte delle persone e' impossibile arrivare ad un livello decente di conoscenza del Cinese senza dedicare tre o quattro anni di studio a tempo pieno a questa lingua, preferibilmente vivendo in Cina.

La necessita' di memorizzare come minimo tre o quattro mila caratteri e di ricordare con quali dei quattro toni del Cinese Mandarino va' pronunciato ogni singolo carattere rappresenta per molti un ostacolo insuperabile. Per riuscire a parlare bene il Cinese ci vuole buona memoria, una determinazione di ferro e la pazienza di un santo.

Anche vivere in Cina non basta; ci sono tanti casi di Occidentali che hanno vissuto in Cina per anni o persino decenni senza mai imparare davvero a comunicare in Cinese. Molti stranieri che si trasferiscono in Cina per lavoro pensando di poter imparare la lingua studiando in qualche corso serale o da soli il fine settimana rimangono delusi. Chi vive in Cina deve comunque pensare di studiare la lingua a tempo pieno per qualche anno e dedicarsi solo a quello se vuole avere qualche speranza di arrivare ad un buon livello.

Inutile dirlo, molti ragazzi Italiani che studiano il Cinese ma non hanno l'opportunita' di passare un anno o due in Cina arrivano alla laurea senza saper neanche' ordinare in un ristorante Cinese, anche se magari leggono e scrivono abbastanza bene. La colpa e' in parte dei metodi di studio antiquati che ancora imperano nelle facolta' di Cinese in Italia, ma imparare il Cinese senza vivere in Cina rimarebbe comunque un impresa ardua a prescindere.

Trovare lavoro con il Cinese e' davvero cosi' facile?

Tralasciando l'enorme difficolta' della lingua stessa, ci sono anche altri fattori che rendono la conoscenza del Cinese molto meno utile di quanto si pensi comunemente. Anche per chi riesce ad aquisire un buon Cinese, i benefici in ambito lavorativo non sono necessariamente quelli sperati.

E' vero che negli ultimi anni la Cina ha visto una vorticosa crecita' economica. E' vero anche che ci sono sempre piu' aziende in tutto il mondo che commerciano con la Cina. E' quindi sicuramente vero che ci sono sempre piu' aziende che hanno bisogno di personale qualificato che parli Cinese. Ma oltre alla domanda, bisogna considerare anche l'offerta: ci sono gia' un miliardo di Cinesi che parlano il Cinese senza problemi. Una non piccola parte di questi e' immigrata nel mondo Occidentale, e ci sono sempre piu' giovani Cinesi che studiano all'estero.

Nei paesi Anglosassoni ed Europei, vivono non pochi giovani Cinesi che conoscono perfettamente (o quasi) sia il Cinese che la lingua locale. Quali vantaggi puo' offrire ad un azienda Britannica un giovane Inglese che parla un Cinese stentato, piuttosto che un giovane Cinese che ha studiato in Gran Bretagna e parla senza problemi sia il Cinese che l'Inglese? E lo stesso discorso vale per l'Italia.

Trovare lavoro in Europa o comunque fuori dalla Cina solo perche' si parla Cinese non e' davvero facile. La verita' e' che la conoscenza del Cinese puo' rappresentare una marcia in piu', ma soltanto se e' accompagnata da altre competenze ed esperienze. Imparare il Cinese pero' richiede cosi' tanto tempo ed impegno, che spesso impedisce di svilluppare altre competenze professionali.

Ovviamente rimane un altra strada: trasferirsi in Cina per tentare di trovare lavoro nelle metropoli come Pechino o Shanghai. Anche qui pero', i sogni sono probabilmente destinati ad infrangersi contro la dura realta'.

Per un giovane Europeo che non abbia altre qualificazioni se non la conoscenza del Cinese, le probabilita' di trovare un lavoro serio in Cina sono scarse. La maggior parte delle aziende Cinesi non ha i requisiti per offrire visti di lavoro per stranieri, ed i salari che offrono sono comunque bassi. Ci sono anche le non pochi multinazionali straniere con sedi in Cina, ma ottenere lavoro in posti simili non e' cosa semplice. Non basta certo conoscere il Cinese, anche se aiuta. Sono richieste anche capacita' ed esperienze di lavoro di un certo tipo.

L'unico lavoro ottenibile con facilita' per un giovane Europeo che cerca lavoro in Cina sarebbe quello di insegnante di lingue straniere, e soprattutto di Inglese. In Cina la richiesta di insegnanti di Inglese stranieri e' enorme, e molte scuole sono disposte anche ad assumere persone che non vengono da paesi Anglosassoni, e che magari non parlano l'Inglese nemmeno tanto bene. Non sono neanche' richiesti dei requisiti o dell'esperienza nell'insegnamento. Molto spesso basta avere una faccia straniera, e si viene assunti.

Insegnare l'Inglese rappresenta un buon modo per vivere in Cina qualche anno e conoscere un'po' il paese, ma nel lungo termine non puo' essere un traguardo di vita. I salari sono relativamente bassi (sui 1000 euro al mese), ma soprattutto le probabilita' di fare carriera o di passare ad un impiego piu' remunerativo sono prossime allo zero. E comunque per insegnare l'Inglese in Cina, parlare Cinese non serve.

Trasferirsi in Cina: davvero una buona idea?

Se anche fosse possibile trovare un impiego serio in Cina, la verita' e' che la Cina di oggi non rappresenta una meta di immigrazione particolarmente attraente. Molti amano fare paragoni tra la Cina di adesso e gli Stati Uniti di cento anni fa'. La Cina sarebbe la nuova superpotenza in ascesa, capace di guidare il mercato mondiale e di attirare le menti migliori. Questi paragoni appaiono abbastanza risibili a chi conosce davvero il paese.

Sarebbe un discorso molto lungo da portare a fondo, ma la Cina di oggi non e' per nulla paragonabile agli Stati Uniti del secolo scorso. Shanghai non e' la nuova New York. L'importanza e l'influenza della Cina sono dovute in buona parte alla sua enorme popolazione, per via del quale anche un livello abbastanza modesto di sviluppo economico porta i Cinesi ad avere un peso sproporzionato nel mondo.

Detto cio', la Cina di oggi non e' un paese all'avanguardia nella scienza, nella tecnologia o nell'innovazione (anche se sta' migliorando). Non e' un paese che esercita molta influenza nel campo culturale, visto che i film e la musica Cinesi al resto del mondo non interessano. E non e' neanche' un paese che offre una qualita' della vita particolarmente alta. Le principali citta' Cinesi sono delle giungle di cemento sporche, sovraffolate e dall'aria inquinatissima. Vivere in Cina non e' per tutti.

Naturalmente puo' darsi che in futuro tutto questo cambi. Per il momento pero', sono assai di piu' i Cinesi che se ne vogliono andare via dalla Cina, che non gli stranieri che ci vogliono entrare. Il mondo non e' certo pieno di gente che si sta' precipitando in Cina. Anche a Pechino o a Shanghai, gli stranieri non rappresentano piu' del 1% della popolazione totale. E l'idea, sbandierata da alcuni, che il Cinese possa diventare una sorta di nuova lingua franca globale appare solo un miraggio.

Se anche la Cina diventasse piu' attraente come meta di immigrazione, gli stranieri che ci vivono devono scontrarsi presto o tardi con il fatto che integrarsi nella societa' Cinese e' perlomeno ostico. Per la mentalita' Cinese, uno straniero e' e rimane uno straniero, e quindi uno che mangia, pensa e si comporta diversamente. Il concetto di un immigrato che rimane tutta la vita nel paese e si integra nella societa' e' ancora inesistente. Come anche negli altri paesi dell'Estremo Oriente del resto.

Gli stranieri che sanno parlare bene il Cinese e conoscono le minuzie della cultura locale rappresentano uno stereotipo riconoscibile per i Cinesi. C'e' persino una parola che li descrive, 中国通 (pronuncia: zhongguotong). Alla fine pero' queste persone sono considerati delle curiosita' da parte degli autoctoni, e nulla di piu'.

Anche la mentalita' delle autorita' Cinesi non aiuta. Per quanto i governanti Cinesi amano molto rimarcare quanto la Cina sia ospitale e generosa con gli "amici stranieri", la verita' e' che nel governo prevale ancora una mentalita' per certi versi xenofoba. Lo straniero e' visto con una certa diffidenza, come un potenziale elemento di disturbo, e comunque qualcuno che non ha a cuore gli interessi nazionali della Cina.

La presenza di stranieri che vivono e lavorano in Cina viene tollerata finche' serve allo sviluppo del paese, ma non e' amata. Ottenere la cittadinanza Cinese per uno straniero e' pressoche' impossibile (e francamente non molto desiderabile, anche perche' bisogna prima rinunciare alla propria cittadinanza originaria). Viene dato per scontato che i residenti stranieri intendano un giorno tornarsene da dove sono venuti.

I grattacieli di Shanghai

Detto tutto questo, non voglio certo dire che imparare il Cinese non serva proprio a nulla. Il Cinese Mandarino rimane la lingua con il numero di parlanti nativi piu' alta del pianeta (tre volte l'Inglese o lo Spagnolo). I Cinesi rispettano chi impara la loro lingua, vista anche da loro come molto difficile. Se l'influenza della Cina continuera' ad aumentare, sara' utile e necessario per gli altri paesi, incluso l'Italia, disporre di alcune persone che parlino il Cinese e siano capaci di confrontarsi con questo gigante sul suo piano culturale.

Ma soprattutto, lo studio di questa lingua puo' aprire le porte ad un mondo di bellezza e di antica saggezza, e rimane l'unico modo per capire bene questa cultura e questo paese. Se il vostro obiettivo nella vita e' di diventare piu' saggi, e non solo piu' ricchi, allora studiare il Cinese potrebbe non essere una cattiva idea. Personalmente non rimpiangero' mai il tempo che ho speso ad impararmi il Cinese, a prescindere dal ritorno materiale.

In sostanza, se volete studiare il Cinese perche' ne siete affascinati, vi consiglio vivamente di provarci. Se pero' lo volete studiare semplicemente per i vantaggi materiali che questo comporta nell'immediato, ve lo sconsiglio. Probabilmente rimarrete delusi.

Tuesday, June 2, 2015

Piazza Tiananmen e la memoria proibita: studenti Cinesi scrivono una lettera aperta

Ed anche quest'anno siamo arrivati all'anniversario di quel fatidico 4 giugno dell'89, il giorno in cui il governo Cinese perse la pazienza e mando l'esercito a sgombrare i manifestanti che riempivano le strade di Pechino, facendo alcune migliaia di morti.

Ogni anno, intorno a questa data, l'imponente apparato di censura e di "sicurezza interna" del governo Cinese va' in ebollizione. Nell'enorme piazza Tiananmen la quantita' di soldati e di agenti in borghese mischiati ai turisti provenienti da ogni angolo della Cina e' ancora piu' grande del solito, ed i controlli di sicurezza sui visitatori che entrano nella piazza ancora piu' minuziosi.

In tutti i punti nevralgici di Pechino, ed anche di altre citta' Cinesi, le misure di prevenzione contro gli assembramenti e le proteste sono particolarmente severe, nel caso che qualcuno tenti di commemorare l'accaduto. Nei siti internet e nei social network Cinesi, la censura di ogni termine di ricerca che potrebbe anche solo minimamente riportare a quell'evento innominabile e' ancora piu' capillare che nel resto dell'anno.

Uno spaccato di Piazza Tiananmen

Se c'e' un singolo evento storico che rimane ancora completamente tabu' nella Cina di oggi, sono proprio i fatti dell'89. Ancora oggi e' impossibile parlarne pubblicamente, e chi tenta di farlo rischia grosso. I libri di storia non ne' parlano, ed ogni menzione di quei fatti viene rimossa accuratamente dai libri e dai siti internet.

Questa censura e' stata cosi' cappilare, cosi' profonda, da aver funzionato benissimo: le giovani generazioni Cinesi sanno poco o nulla di quello che successe in quell'anno nel loro paese. Anche se molti ne hanno sentito vagamente parlare, solo pochissimi ne' hanno visto le immagini o sanno precisamente che cosa sia successo.  La famosa foto dell'uomo immobile d'avanti ad un carro armato, diventata un simbolo in tutto il mondo, in Cina rimane pressoche' sconosciuta.

Quelle poche volte che quegli eventi vengono menzionati dagli organi di informazione, sempre in modo eufemistico e vago, e' solo per propagandare la versione del governo: il partito ha fatto bene a sedare i disordini, perche' cosi' facendo ha potuto assicurare alla Cina decenni di stabilita' e di prosperita', senza dover perdere tempo con la democrazia Occidentale inadatta ai Cinesi.

Le fasce della popolazione Cinese che avrebbero i mezzi per aggirare la censura e conoscere la verita' storica, cioe' i giovani delle classi medio-alte, si dimostrano restie ad interessarsi di questi temi. Il cambiamento di mentalita' rispetto agli studenti dell'89 e' totale: innebriati dal nazionalismo e dalla crescita' economica, pochissimi giovani Cinesi di adesso si dimostrano propensi a riformare il sistema politico, o a dubitare della versione della storia altamente politicizzata inculcatagli dal sistema scolastico.

Quest'anno pero', alcuni giovani Cinesi che studiano all'estero hanno deciso di rompere il tabu'. 11 studenti Cinesi iscritti a varie universita' Americane, Britanniche ed Australiane hanno firmato una lettera aperta indirizzata soprattutto ai giovani connazionali rimasti in madrepatria, e l'hanno pubblicata online il 20 maggio. Nella lettera, i giovani asseriscono di essere venuti a conoscenza di cio' che e' successo veramente nell'89 soltanto dopo essersi trasferiti all'estero, e chiedono che il governo Cinese affronti finalmente l'argomento in modo aperto e trasparente.

Pur non usando un linguaggio eccessivamente sovversivo, il contenuto della lettera rimane comunque esplosivo nel contesto della Cina attuale. L'ultimo paragrafo recita: "abbiamo un sogno nel cuore, che nel futuro prossimo, tutti possano vivere in un mondo libero dalla paura, sulla base di una versione della storia accurata e dell' implementazione della giustizia. Come studenti Cinesi all'estero, questo e' il nostro sogno Cinese". L'ultima frase riporta allo slogan sul "sogno Cinese" popolarizzato dall'attuale presidente Xi Jinping.

Un quotidiano Cinese aggressivamente nazionalista, conosciuto in Inglese come "the Global Times", ha subito pubblicato un surreale editoriale di condanna della lettera. Nell'editoriale, si afferma che gli undici studenti in questione avrebbero subito il lavaggio del cervello vivendo all'estero. Il loro sarebbe solo un bieco tentativo di "rivangare la storia" per "dividere la societa' Cinese", manovrato dalle solite "forze straniere ostili". Inoltre si afferma che la suddetta societa' Cinese avrebbe gia' "raggiunto un consenso collettivo" riguardo al fatto che sia preferibile non parlare di cio' che successe all'epoca.

L'editoriale ha avuto l'effetto opposto a quello desiderato, attirando l'attenzione dei Cinesi sulla lettera aperta degli studenti, che nella giornata successiva ha collezionato centinaia di firme da parte di giovani residenti in Cina. Nonostante il fatto che la lettera, pubblicata su google docs, non sia accessibile dalla Cina, molti giovani Cinesi sanno benissimo come aggirare la censura governativa ed accedere a siti proibiti, come gia' spiegato su questo blog.

Dopo qualche giorno il governo Cinese, resosi conto di aver solo peggiorato le cose, ha ordinato al Global Times di togliere l'editoriale dal proprio sito, ed a tutti gli altri siti internet di cancellarlo. Mentre la versione Cinese e' ormai introvabile, rimane visibile la versione in Inglese.

Resta il fatto che gli undici giovani autori di questa lettera aperta sono sicuramente dei ragazzi coraggiosi, che con ogni probabilita' non potranno tornare a visitare la patria per un bel pezzo. Se lo facessero adesso, potrebbero benissimo essere importunati dalle autorita' e persino finire in galera. Uno di loro, uno studente di chimica negli USA, ha gia' rilasciato un'intervista, in cui afferma di essere preoccupato riguardo a cosa potrebbe succedere se tornasse in Cina, ma che "non puoi permettere alla paura di decidere per te".

Una divertente immagine dalla puntata dei Simpsons in cui la famiglia di Springfield si reca in Cina. La targa recita: "Piazza Tiananmen: in questo luogo, nel 1989, non accadde nulla". Peccato pero' che Tian si scriva con la A.