Saturday, April 16, 2016

La democrazia è adatta alla Cina?

Un'immagine di Eric X. Li

Un paio di anni fa' fece parecchio scalpore il "TED talk" di Eric X. Li, intitolato "Una Storia di due Sistemi Politici", in cui il sistema politico Cinese viene difeso come un alternativa valida al sistema liberal-democratico Occidentale. Gia' nel 2012, Li aveva attirato una certa attenzione con il suo articolo pubblicato dal New York Times, intitolato con poca fantasia "Perche' il Sistema Politico Cinese e' Superiore".

Eric X. Li e' un investitore ed affarista di Shanghai, attivo nel settore del venture capital. Educato negli Stati Uniti, a Berkley ed a Stanford, Li siede anche nel comitato direttivo del China Europe International Business School di Shanghai. Negli ultimi anni si e' guadagnato una certa notorietà come uno degli apologeti più presentabili ed eloquenti del sistema politico Cinese. Con il suo Inglese impeccabile, la sua conoscenza della cultura Occidentale ed il suo modo di argomentare scherzoso e convincente, Li costituisce una figura decisamente diversa da quella del grigio burocrate Cinese che ripete slogan governativi.

Riassumendo le sue argomentazioni, il businessman di Shanghai afferma in sostanza che non esiste un unico modello di governo valido per tutte le società: la democrazia pluripartitica non sara' mai adatta alla Cina, che avrebbe gia' trovato un sistema alternativo molto più valido per le sue esigenze: il sistema a partito unico sotto la guida del Partito Comunista Cinese.

Secondo Li, il Partito avrebbe gia' ampiamente dimostrato di essere capace di guidare la Cina. La legittimità del suo potere deriverebbe dalla sua dimostrata efficienza nel governare la nazione. Per capirlo basterebbe paragonare la Cina nel 1949, l'anno in cui Mao Zedong prese il potere, con la Cina di oggi: la prima era un paese povero e vessato dalle potenze straniere, la seconda e' invece una superpotenza, che ha accumulato decenni di crescita' economica. Come rimarca Li, dal 1949 fino ad oggi la durata della vita media dei Cinesi e' aumentata da 41 fino a 74 anni.

Li sostiene anche che il Partito Comunista, a dispetto dei pregiudizi Occidentali, sarebbe capacissimo di correggere i propri errori e di migliorare le proprie politiche, come avrebbe gia' dimostrato negli anni ottanta con le riforme di Deng Xiaoping, che hanno trasformato il paese in una sorta di libero mercato. Inoltre il partito non manca di sostegno popolare. Li cita certi sondaggi di opinione condotti in Cina che dimostrerebbero tassi di gradimento per il governo di oltre l'80%.

Come fanno anche molti apologeti stranieri del sistema Cinese (ad esempio David Bell e Martin Jacques), Li afferma che il sistema Cinese costituirebbe una meritocrazia, in cui il partito seleziona i suoi alti dirigenti in base al merito, mentre le democrazie producono leader populisti ed incapaci di vedere al di la' della prossima tornata elettorale. Pur ammettendo che nel suo paese la corruzione dilaga, Li afferma che dopotutto le democrazie non sono necessariamente meno corrotte. Paesi democratici come l'India, l'Argentina e le Filippine sarebbero ancora piu' corrotti, secondo le classifiche di Transparency International.

Secondo Li la convinzione Occidentale che la democrazia liberale rappresenti la meta di arrivo finale per tutte le società sarebbe una forma di ottusità ideologica, simile a quella dei Marxisti che credono nel comunismo come ultimo stadio di sviluppo per l'intera l'umanità. Inoltre la crisi finanziaria del 2008 avrebbe messo in evidenza tutte le crepe del sistema democratico negli Stati Uniti ed in Europa.

In realtà le posizioni di Eric X. Li non costituiscono nulla di nuovo per chi si occupa di Cina. Le stesse argomentazioni, in forma un'po' modificata, si possono trovare facilmente sulle pagine della stampa Cinese. Prima pero' nessuno era stato capace di esporle in maniera cosi' chiara ad un pubblico Occidentale, ottenendo cosi' tanto risalto.

Ovviamente alcune delle cose dette da Li hanno il loro fondamento. E' sicuramente vero che il sistema Cinese rappresenta un anomalia nel mondo di oggi, nel senso che si tratta di un paese relativamente prospero e moderno, retto da un sistema politico completamente autoritario. Anche se la Cina non e' certo l'unico paese non-democratico rimasto al mondo, gli altri sono in genere molto piu' poveri ed arretrati, oppure arricchitisi solo grazie al petrolio (vedasi l'Arabia Saudita).

E' anche vero che il Partito Comunista Cinese e' riuscito a costruire un sistema non-democratico abbastanza stabile, in cui i leader non rimangono al potere fino alla morte e non tramandano il potere ai propri figli, ma vengono ruotati ogni dieci anni. Questo sistema fino ad ora non ha ostacolato di certo la crescita' economica, come gli ultimi decenni hanno reso ben chiaro. Inoltre il sistema ha saputo conquistarsi un certo consenso tra i Cinesi, e soprattutto quelli delle classi piu' colte ed agiate (come lo stesso Li), il che permette al Partito di mantenere il potere senza evidenti dimostrazioni di forza e di repressione (se escludiamo le regioni come il Tibet dove operano movimenti separatisti, ma si tratta di un discorso a parte). Le classi sociali piu' scontente, come i poveri contadini che emigrano nelle grandi citta', hanno poche possibilita' di far sentire la loro voce.

Le argomentazioni di Li meritano quindi di essere prese con serietà, se non altro per essere smontate. Personalmente avrei parecchie obiezioni da muovere al suo discorso. Innanzitutto, i sondaggi di opinione Cinesi riguardo ai tassi di gradimento del governo vanno presi con molta cautela. Ma se anche dessimo per buone le statistiche di Li sulla percentuale di Cinesi che sostiene il governo, ci sarebbero altre domande da porsi. La legittimità di un governo deriva solo dalla sua popolarità? Ricordiamoci che anche i crudeli leader ereditari della Corea del Nord godono di una popolarità effettiva tra la loro gente. Quando un governo controlla completamente tutti i mezzi di informazione, e la maggior parte della popolazione ha pochi contatti con il mondo esterno (come avviene anche in Cina), e' forse sorprendente che il suddetto governo sia popolare?

Ricordiamoci che il governo Cinese dispone di un enorme apparato propagandistico, che si esprime sia attraverso i programmi scolastici che i media, per imporre il proprio punto di vista su tutta la società Cinese. Il lavaggio del cervello parte dalle scuole, dove gli studenti vengono educati ad un patriottismo esasperato, che finisce poi col tramutarsi in sostegno al governo in carica.

Ai Cinesi viene inculcato fin dall'infanzia che la Cina era un tempo un grande paese, distrutto solo dalle invasioni degli odiati aggressori stranieri, soprattutto Occidentali e Giapponesi. Poi nel 1949 il Partito Comunista avrebbe cacciato gli stranieri e creato la "Nuova Cina", portando finalmente a termine il "secolo di umiliazioni" subito dal paese. Ancora adesso le "potenze straniere" minaccerebbero la Cina, e soltanto il Partito difenderebbe i Cinesi da un mondo ostile. Diffondere qualsiasi versione alternativa della storia nazionale e' vietato, e chi ci prova corre dei rischi reali.

Uscita fuori dal sistema scolastico Cinese, buona parte della popolazione condivide effettivamente certi atteggiamenti che si traducono poi in sostegno al sistema vigente: quello che piu' conta e' che venga ripristinato l'orgoglio nazionale della Cina, che la Cina ridiventi forte e rispettata, e che non venga mai piu' sottomessa da altri paesi. Questo obiettivo viene visto da molti Cinesi come la priorità nazionale, davanti alla quale la necessita' di rendere piu' comoda e degna la vita della popolazione passa in secondo piano. Anche se la storia e la cultura Cinesi hanno contribuito a creare questa mentalità, il controllo dei media e dell'istruzione da parte del partito gioca sicuramente la sua parte.

Aldilà della popolarità del governo in carica, ci sarebbe un discorso serio da fare circa l'effettiva efficacia del sistema politico Cinese. E' probabilmente vero che il sistema autoritario ha garantito la crescita' economica quando la Cina era un paese povero, che doveva partire da zero. Pero' adesso che la Cina e' diventato un paese "middle income", a reddito medio, come lo definisce la Banca Mondiale, le cose sono cambiate. Da paese produttore di merci a basso costo, la Cina deve trasformarsi in un paese che produce innovazione, che crea grandi marchi, che crea crescita' grazie ad un forte consumo interno.

Gli stessi governanti Cinesi riconoscono queste necessita', ma nella pratica e' lecito avere dubbi sulla loro capacita' di realizzare questi cambiamenti. Nonostante gli enormi investimenti fatti nel campo della ricerca e dell'innovazione, i risultati stentano ad arrivare. La verità e' che il sistema sociale e politico Cinese non stimola la creatività e l'innovazione, ma anzi finisce col soffocarle. Perche' la situazione cambi servirebbe un sistema legale che valga per tutti allo stesso modo e che protegga meglio il diritto alla proprietà intellettuale, ed un allentamento dei severi controlli su ogni tipo di espressione giornalistica, artistica, accademica e religiosa. Questi controlli, realizzati con la motivazione di "mantenere la stabilita'", finiscono col stultificare la popolazione e frenare la crescita' intellettuale e culturale del paese.

Gli ideologi del governo sostengono che la popolazione Cinese non disponga della maturità necessaria per poter vivere in un sistema democratico e disporre di un flusso di informazioni incensurate. In un paese grande e relativamente arretrato come la Cina, un sistema democratico sarebbe impossibile da mettere in pratica senza che ci sia un collasso generale. Effettivamente quando i Cinesi hanno l'opportunità di dibattere i loro problemi in un contesto semi-libero come quello dei social network Cinesi, il risultato non e' entusiasmante. Viene da chiedersi pero' se questa non sia anche la conseguenza del sistema in cui crescono e vivono. Non abituati al dibattito ed al confronto, molti Cinesi si trovano poi incapaci di confrontarsi in maniera civile.

Li ama affermare che tutti i paesi dell'Asia Orientale si sono modernizzati quando erano sotto la guida di partiti unici. Questa affermazione risulta veritiera per quanto riguarda paesi come la Corea del Sud o Taiwan (anche se non il Giappone), pero' il capitalista di Shanghai evita di ricordare che entrambi questi paesi si sono democratizzati negli anni ottanta, quando non erano tanto dissimili dalla Cina di oggi.

Effettivamente sarebbe illusorio vedere i Cinesi come una massa oppressa che subiscono una dittatura dalla quale sognano di liberarsi, come fanno molti Occidentali. Il sistema politico Cinese preserva una certa legittimità agli occhi del suo popolo, grazie al suo successo nel preservare la stabilita' del paese, la sua capacita' di far crescere l'economia per molti anni, la sua protezione di un buon grado di liberta' nell'ambito privato dei cittadini, e la percezione che essa sia riuscita' a riscattare l'onore della Cina nel mondo.

La relativa popolarità del governo Cinese e la sua efficienza in certi ambiti non deve pero' renderci ciechi agli effetti negativi del suo sistema autoritario: finche' non ci saranno delle vere riforme politiche la Cina rimarrà un gigante economico, ma un deserto nel campo della cultura e dell'innovazione. L'ideologia nazionalista che il regime usa per legittimarsi finisce poi col guastare il rapporto della Cina con i paesi vicini e rende la società Cinese piu' chiusa e conformista. E la mancanza di una vera protezione dei diritti del cittadino continua a far male alla popolazione.

5 comments:

  1. l'articolo sembra abbastanza equilibrato. Dal punto di vista di un occidentale, che subisce il sistema 'democratico' non mi dispiacerebbe se il governo italiano potesse assicurare ai cittadini italini lo stesso sviluppo, che il governo cinese assicura ai suoi cittadini. Qui tutto diminuisce ed il sistema informativo unanimamente loda la situazine.
    Rento Corsetti

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  2. L'Italia cresceva economicamente negli anni cinquanta-ottanta con un sistema "democratico", anche se non ai ritmi Cinesi, certo.

    Concludere in base a qualche anno di crisi che la democrazia non porta alla crescita economica mi sembra un'po' semplicistico. Diciamo che probabilmente un sistema autoritario puo' portare ad una crescita piu accelerata nel contesto di un paese povero. Ma ci sono dei prezzi ambientali, sociali e culturali da pagare per questo tipo di crescita, e la Cina li sta' pagando tutti.

    Personalmente credo che il sistema Italiano sia tutto da rivedere, ma non credo che il sistema Cinese debba essere il modello. La Cina ha raggiunto il suo sviluppo grazie a dei sacrifici che gli italiani non potrebbero e non vorrebbero mai fare.

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